La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) non è una moda, non è un pacchetto di simboli da stampare e nemmeno un elenco di “funzionalità avanzate” da mettere in una brochure. È lo strumento che restituisce voce a chi, per ragioni diverse, non riesce a usare il linguaggio verbale in modo efficace. E proprio per questo non può permettersi di fermarsi alle solite promesse.
La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) non può essere un catalogo statico di simboli, non può limitarsi a “promesse e paroloni” (personalizzazione, multimodalità, dinamicità) che poi lo strumento (anche analogico), il software non sostengono. Si parla di Aumentativa e Alternativa perché deve essere uno strumento davvero dinamico (modificabile in tempo reale con le azioni, non costringere in una determinata scelta predefinita e già programmata in sede di progettazione), multimodale (simboli, voce, foto, video, gesti, input alternativi) e cucita sulla persona (schede e attività costruite sui suoi interessi, contesti e risorse).
Troppo spesso si sente parlare di “personalizzazione”, “multimodalità”, “approccio olistico”, “sistema dinamico”. Parole grosse, suoni belli, promesse che rassicurano. Poi si apre il software e si scopre che tutto si riduce a una griglia statica di simboli, a qualche cambio di pagina e a un set di frasi precompilate. Niente di dinamico. Niente di davvero multimodale. Niente di cucito sulla persona.
Perché la dinamicità non è un optional
Una comunicazione efficace non è un elenco di parole fisse. È un processo che cambia a seconda del contesto, dell’umore, dell’interlocutore, del momento della giornata. Un sistema di CAA che non permette di modificare al volo il vocabolario, di aggiungere o togliere simboli, di creare frasi nuove o di adattare i messaggi in tempo reale, non è dinamico: è un catalogo. E i cataloghi non dialogano.
La dinamicità vera significa poter costruire, modificare e aggiornare continuamente il sistema comunicativo insieme alla persona. Significa che il software deve essere uno strumento vivo, non un prodotto finito da “configurare una volta sola”.
Multimodalità: non solo simboli
La comunicazione umana è già multimodale: gesti, sguardi, vocalizzi, oggetti, immagini, scrittura, suoni. Un sistema di CAA che riduce tutto a una tabella di pittogrammi non sta aumentando la comunicazione: la sta impoverendo.
Multimodalità autentica significa integrare:
- simboli e testo,
- sintesi vocale e registrazioni della voce reale,
- foto personali e video,
- oggetti concreti e segnali corporei,
- input alternativi (occhi, movimento, interruttori, touch).
Se il software non permette di combinare questi canali in modo fluido, le “soluzioni multimodali” restano solo slogan.
Cucire sulla persona, non vendere un prodotto
Ogni persona ha una storia, un ambiente, delle preferenze, dei limiti e delle risorse uniche. Le schede comunicative, ludiche e didattiche non possono essere le stesse per tutti. Devono essere costruite intorno a quella specifica persona: ai suoi interessi, al suo modo di apprendere, ai suoi contesti di vita, alle persone con cui comunica ogni giorno.
Questo richiede tempo, osservazione, collaborazione con la famiglia e con gli educatori, e soprattutto un software che non imponga strutture rigide. Un software che permetta di creare, modificare, duplicare, adattare e aggiornare schede e attività senza dover “chiedere il permesso” al sistema o rimanere bloccati in modelli prefabbricati.
Oltre le promesse e i paroloni
È facile riempire un’offerta commerciale di termini accattivanti. È molto più difficile offrire strumenti che effettivamente tengano fede a quelle parole. Quando si parla di “personalizzazione avanzata”, di “approccio centrato sulla persona” o di “sistemi dinamici”, bisognerebbe poter aprire il software e verificare se quelle promesse esistono davvero o se sono solo marketing.
La CAA seria non si accontenta di suonare bene. Deve funzionare. Deve evolversi con la persona. Deve offrire possibilità reali, non solo elenchi di feature che sulla carta sembrano infinite e nella pratica si rivelano limitate.
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