L’avvocato in sede di Giudizio? La tecnologia.

15-07-2021 - 859

Prima o poi capita a tutti di svegliarsi e di capire di non essere più bambini.

Prima o poi capita a tutti di svegliarsi e di capire di non essere più bambini. Capita quando si deve fare valere un proprio diritto e la cosa diviene ancor più evidente quanto, nella non augurabile negatività del fatto accaduto, questa disputa finisce tra i banchi di un Tribunale a suon di atti di citazione, memorie ex art. 183 e quant’altro proprio di un procedimento nanti le competenti autorità.
In questi casi il passo forse più stressante è proprio quello di individuare il legale che meglio rappresenterà la propria parte, che sia attrice o convenuta o come testimone e così via. Lo diventa ancor più stressante quando tutto questo deve essere fatto “all’ultimo secondo” perché, magari, la notifica di una atto è avvenuta qualche giorno prima della data di comparizione.
Esiste però una domanda che spesso si sente pronunciare: è possibile difendersi da soli, senza avvocato?


Spesso non è necessario rivolgersi ad un legale e non è nemmeno necessario essere laureati o con chissà quale conoscenza o esperienza. Esistono però tanti fattori che, nella realtà, spingono a preferire l’affidarsi alla figura di un professionista (tra questi anche il già citato fattore stress che viene trasferito, quasi interamente, al legale scelto).


Il c.p.c. però, sigla che identifica il codice di procedura civile, consente di presentarsi in giudizio, anche senza avvocato, per quelle cause davanti al giudice di pace il cui valore non sia superiore ai 1.100,00 euro: sia che si ricopra la posizione della parte che instaura il giudizio o quella che deve difendersi, è necessario verificare questi requisiti (valore causa e competenza del giudice di pace).


Come per le cause davanti al giudice di pace, esistono anche altri casi in cui la normativa permette una auto difesa senza avvocato.


Lasciando da parte tutti gli aspetti più particolari che entrano in gioco in un’azione giudiziaria, analizzando il tutto sotto l’esclusivo aspetto tecnologico, rispetto al passato anche questo campo ha subito non poche variazioni.


Oggi esistono piattaforme digitali dove è possibile ricevere consulenze e “formazione” in materia: anche su Facebook esistono non pochi gruppi dove il privato ha la possibilità di porre domande e di trovare risposte ai quesiti più semplici.


Esistono database interrogabili nei quali è possibile studiare l’evoluzione di una causa simile, altri dove è possibile comprendere scadenze ed obblighi per evitare la famosa “decadenza dei termini” e, non meno importante, esistono una infinità di ricorse, anche commentate da professionisti del settore, che spiegano come procedere, cosa evitare in fase di giudizio e come comportarsi anche per affrontare affermazioni e controdeduzioni.


Ultima moda sotto questo aspetto sono i vari canali, su YouTube (la famosa piattaforma di video) e su TikTok, nei quali è possibile seguire veri e propri corsi (ovviamente non abilitanti alla professione) legati al settore Giurisprudenziale.


Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Medio Campidano, rubrica "L'informatico suggerisce" di Giovanni Angelo Pinna.

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