Tutelarsi con le tecnologie: acquisire le prove

30-04-2021 - 460

Quando si parla di internet e tecnologie in genere, non è possibile evitare l’aspetto che riguarda la giurisprudenza e quelli che sono i reati più comuni commessi attraverso queste piattaforme o strumenti.

Quando si parla di internet e tecnologie in genere, non è possibile evitare l’aspetto che riguarda la giurisprudenza e quelli che sono i reati più comuni commessi attraverso queste piattaforme o strumenti.

I reati più comuni che vengono commessi su internet e sfruttando altre tecnologie, analizzando esclusivamente l’aspetto della vita privata (lasciando da parte quindi tutti gli altri settori), sono: intrusioni informatiche e furto di identità, truffe di vario tipo, attentati alle Reti o a singoli sistemi, intercettazione e registrazione comunicazioni, diffamazione (questa la più compiuta).

Tutti questi crimini hanno un aspetto comune: la dematerializzazione ed il superamento di quello che è il concetto di “idea di territorio”.
Quando si subisce una di queste azioni la prima domanda che sorge è: come posso recuperare tutte le prove? Quali sono i testimoni che potrò indicare?

Che la prova viaggi su internet, anche nei social network, che si trovi in un cellulare specifico (anche datato), che sia stata “scoperta casualmente” su uno o più siti web, che si trovi in un hard disk portatile o una chiavetta (anche per errore formattata), che sia una prova acquisibile tramite studio di celle telefoniche oppure analisi degli spostamenti effettuati in una determinata giornata sfruttando “ciò che la maggior parte delle App acquisiscono ad insapute della persona” sono tutte prove che, sempre grazie alla tecnologia, è possibile recuperare per poi essere utilizzate nelle opportune sedi, proprio a prova di quanto subito o in propria difesa (se ingiustamente accusati di qualcosa).

Tutte queste attività, quale che sia il reato, devono avere una finalità: la cristallizzazione del contenuto della prova con c.d. “data e tempi certi”. La prova deve inoltre essere “non modificabile”. In parole povere si deve sempre procedere ad acquisire quel certificato che risponda alle domande: chi ha commesso quel reato? Quando è stato commesso? Cosa ha fatto e dove? E, possibilmente, perché lo ha fatto, quale il suo fine?

Acquisire forense di questo materiale non è cosa che possono fare tutti, proprio perché, ad esempio, non è sufficiente stampare un foglio dove vengono riportati dei messaggi (quel “foglio”, in sede di giudizio, verrebbe facilmente superato dalla controparte in quanto la stampa non è “certificabile” ma potrebbe anche essere stata prodotta dopo aver manipolato la prova). 

Sulla stessa logica, non è sufficiente effettuare uno screenshot con il proprio smartphone oppure utilizzare la funzione “Salva pagina con nome” o, ancora, masterizzare un documento acquisito da altra fonte su un cd non riscrivibile.

Tutte queste azioni, a meno di altri interventi da compiere in sede di certificazione/acquisizione, anche se poi dovessero essere accompagnate da apposizione di data certa (anche presso Ufficio Postale o Notaio), spesso portano alla esclusione della prova, proprio perché queste fanno perdere quel requisito di “certezza”.

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