Io, da dipendente ad imprenditore

06-07-2019 - 440

Un dipendente che diventa imprenditore o vuole diventare imprenditore? Aspetta, siediti un attimo, respira profondamente, rilassa ogni tuo muscolo e tutto il sistema nervoso... e ragiona! Ragioniamoci insieme se è più conveniente essere dipendente oppure diventare imprenditore!

Anche oggi sono entrato su Linkedin per chiacchierare privatamente con persone facenti parte della mia rete e, prima ancora di aprire la Chat e dare seguito a qualche conversazione mi ha attirato un post, un intervento, di un altro utente.

Ecco, proprio questo mi ha ispirato questo nuovo articolo: io, da dipendente a (nuovamente) imprenditore di me stesso!

Premesso che solitamente il passaggio è quello che vede un dipendente diventare imprenditore e non un imprenditore diventare dipendente (ammesso che la scelta di essere imprenditore sia stata calibrata a dovere e non buttata li tanto per provare cosa vuole dire essere imprenditore e se va bene bene ,altrimenti pace), anche se sotto questo aspetto esistono casistiche particolari, ma non saranno oggetto di questo articolo.

Un dipendente che diventa imprenditore o vuole diventare imprenditore? Aspetta, sedieti un attimo, respira profondamente, rilassa ogni tuo muscolo e tutto il sistema nervoso... e ragiona!

Iniziamo subito con un piccolo chiarimento: l’imprenditore non è solo chi fonda una S.r.l. o, comunque, una persona con a carico altre persone o una o più aziende. Infatti: imprenditore è quella persona che esercita professionalmente un’attività economica organizzata (quindi una attività che gli/le permetterà di portare a casa la pagnotta). Se poi questa persona lavora per altre aziende senza vincoli (classico esempio il freelance) oppure ha una ditta Individuale oppure, ancora, ha fondato una S.r.l. o ancora una società quotata in Borsa poco importa. Luogo comune, anche qui esempio di ignoranza italiana se vogliamo, è quello di classificare subito una persona per quello che sceglie di essere inizialmente (scelta che poi, purtroppo) ne determinerà anche parte dei suoi guadagni/fatturato e della sua visibilità.

Senza entrare troppo nei particolari: una S.r.l. è oggettivamente sempre più visibile di un freelance, ha un potere di attrarre clienti maggiore rispetto a quello di una ditta individuale.

Bene! Allora da domani tutti a licenziarsi e diventare imprenditori! Tutti ad aprire una S.r.l.s (per chi vuole spendere poco), oppure una ditta individuale (per chi vuole spendere ancora meno) oppure una basilare partita iva legata ai servizi, magari in regime forfettario (per chi non vuole spendere nulla se non pagare tasse in base al fatturato: fatturi 0? Paghi 0, più o meno).

Assolutamente no! Anche qui, non si analizzerà l’aspetto del “conviene essere dipendenti oppure imprenditori?”, magari su questo si scriverà un altro articolo, vediamo, invece, quali sono i passaggi necessari per poter dire “diventerò imprenditore”!

Lasciamo per scontato che diventare imprenditore significa entrare in una gabbia dove non esistono regole, dove ti troverai a combattere anche a suon di centesimi di sconto sulla singola fattura pur di accaparrarti il cliente. Entrerai in un modo dove, alla lunga, la qualità diventerà solo un ricordo (a meno che non si decida di rivolgersi ad un target ben definito, quelli che hanno i soldi e non guardano al prodotto che costa meno). Lasciamo per scontato che per diventare imprenditore servono tante energie, una buona somma di denaro iniziale e… un buon prodotto o servizio!

Ecco, è proprio di questo che si parla in questo articolo: il buon prodotto o servizio!

Come riconoscere un buon prodotto o servizio?

Un buon prodotto o servizio è, alla fine, quello che permetterà all’imprenditore di mandare avanti la sua attività economica, di tornare a casa la sera e di esclamare “anche oggi mi sono assicurato la cena, domani potrà pagare le bollette, aiutare in casa ecc ecc”. Un prodotto o servizio che non generano numeri (numeri realmente utili) non ha senso di esistere se non come unico esempio ed insegnamento sul “cosa non si deve fare se si vuole diventare/essere imprenditori”.

Qualche esempio pratico: creo un nuovo tipo di borsa da spiaggia per neo mamme. Bellissimo esteticamente, materiale super leggero, all’ultimo grido! Fantastico!! Ok, da oggi è in vendita, ovunque, alla modica cifra di 20 euro! La concorrenza non ne ha uno uguale e quelli che si trovano costano non meno di 50 euro! Farò soldi! Messo in vendita… acquisiti totali nel primo anno riconducibili ad un “pessima scelta e pessimo prodotto”, “ma perché la concorrenza vende ed io no?”. Alle neo mamme può anche interessare l’estetica ma non è questa la caratteristica principale: alle neo mamme interesserà una borsa all’interno della quale mettere tutto il necessario per trascorrere una giornata tranquilla in vacanza. E’ importante che sia sufficientemente spaziosa per ospitare salviette, pannolini, biberon, vestiti di ricambio, creme su creme… se la borsa è strafiga esteticamente ma dentro può ospitare, al massimo, un pacchetto di salviette oppure non essere ben suddivisa in scomparti per migliorarne l’ordine e non generare uno stressante disordine allora questa borsa è inutile! Potrà essere comprata da qualche neomamma, magari quelle inesperte, ma non avrà lo stesso potere di una borsa ben progettata.

Questo appena sopra come esempio di un oggetto creduto utile ma che, alla fine, si rivela una scelta sbagliatissima!

Vediamo ora un software: ho creato un software che, inizialmente, ho rilasciato gratuitamente registrando anche 200.000 download nell’area di gestione dei download del pannello di controllo. Un buon numero 200.000, sicuramente, ma è un numero che può giustificare, da solo, un passaggio dalla forma gratuita (magari creata per una propria passione verso la programmazione) verso una versione a pagamento? E’ un numero che può giustificare un licenziarsi e diventare imprenditore?

Assolutamente no, non da solo!

E’ necessario analizzare attentamente questo numero sotto vari aspetti:

  1. Quale è prima di tutto il target di questo software?
  2. Queste persone saranno realmente interessate a spendere quello che sarà il costo del software per poterlo avere?
  3. Perché una persona dovrebbe spendere tot dei suoi risparmi per acquistare il mio software?
  4. Cosa offro, di realmente utile, che gli altri non offrono?

Vediamo quei 500.000 mila download che potrebbero apparire un numero interessante:

  1. Quanti di quei 500.000 hanno installato il software?
  2. Quanti di questi lo utilizzano con una certa continuità?
  3. Quanti, quindi, lo hanno scaricato e poi abbandonato?
  4. Quante, fra queste persone, possono essere disposte a passare dalla versione gratuita alla versione PRO da poter giustificare una scelta così importante di passare dalla certezza di uno stipendio mensile ad una ultra stressante attività imprenditoriale?

Qualche domanda a caldo: ti sei mai chiesto o chiesta perché hai registrato quel numero così alto di download? Pensi che “software gratuito” non abbia avuto un importante peso nella scelta di scaricarlo e, magari, passando alla “PRO” questo numero crolli improvvisamente? Io tuo potenziale cliente: chi mi assicura che acquistandolo (magari senza avere la possibilità di provarlo, prima, in una sua versione demo) ne sia soddisfatto? Devo basare la mia scelta sul solo numero “500.000” oppure sulla sola GUI che appare fighissima negli screenshot che promuovi? Credi davvero che, cambiando ad esempio un modulo del tuo software che magari utilizza nuove SDK esterne più professionali e precise e che, queste scelte, comporteranno un aumento dei costi e, quindi, un aumento del prezzo finale tutto questo non influenzi anche le scelte del tuo target? Sei sicuro che i 500.000 download di oggi, domani rimarranno sicuramente 500.000 o, meglio, aumenteranno? Ci metteresti la mano sul fuoco?

Un errore che spesso viene commesso è proprio quello di limitare l’analisi di un prodotto e servizio su pochi aspetti (quelli che, il più delle volte, attirano positivamente) trascurando, invece, altri processi ed analisi ben più importanti.

Hai mai visto e sentito un agricoltore che, inizialmente, regalava la sua frutta per farla conoscere e una volta messa in vendita nessuno la comprava? Quando la regalava c’era la fila, quando messa in vendita… deserto! Perché? Grande distribuzione, prezzo al pubblico, praticità nel poter comprare tutto nel centro commerciale dove si trovava il potenziale cliente…

Una volta che si mette in vendita un prodotto o servizio scattano meccanismi, anche a livello psicologico nelle persone, che spingono il cliente a preferire altri prodotti piuttosto che il tuo, questa è la guerra che si dovrà combattere per sopravvivere! Non basta quel 500.000 come giustificazione, non basta una GUI da wow, non basta che la borsa sia stata creata con un materiale super leggero… ci vuole ben altro per essere imprenditori! Ci vuole, anche, saper vendere fumo in molti casi e farsi pochi scrupoli!

Detto questo, prima di licenziarti pensa bene ad ogni aspetto, ad ogni passo necessario. Pensa a tutti i pro e contro. Ricorda che da una parte sei dipendente: ok sei legato alle scelte del tuo titolare e 4 giorni su 6 tornerai a casa con affermazioni del tipo “ma chi me lo ha fatto fare per tot euro al mese”, le ferie le dovrai sudare e non poco (ti capiterà, sicuramente, di dover trattare sui giorni perchè, magari, in quel periodo è necessaria la presenza di più organico in azienda ed anche una persona in meno può portare grosse perdite in azienda... ma  in quanto dipendente hai la certezza dello stipendio, dei contributi versati per te, delle ferie, della malattia (parliamo ovviamente di aziende che assumono personale in modo serio, quelle aziende dove l'organico è fatto di persone e non di persone trattate come robot alle quali impartire solo ordini) mentre, diventando imprenditore, avrai molto più stress da affrontare e passerai notti insonni pensando “chissà se domani riuscirò a portare a casa il pane, chissà se riuscirà a comprare la merenda a mio figlio” … non dico che la vita da imprenditore è un incubo, impossibile, dico solo (te lo dico per esperienza) che essere dipendenti è una cosa (lo sono stato e, detto fra noi, col senno di poi mi sarei dovuto sparare il giorno che accettai… non era assolutamente una questione di stipendio mensile nonostante le 10/12 ore al giorno che facevo o dei ruoli, sicuramente importanti, che ricoprivo) una cosa è essere imprenditore di se stessi e, magari, con al proprio seguito anche delle persone che si affidano alla tua azienda o società (dei figli acquisiti che crescono grazie alla tua attività economica) per tirare su la loro famiglia (anche qui, pensa a cosa si può provare se un giorno l’azienda per cui lavori chiude battenti o ti mette in strada facendo crollare ogni tuo progetto, mettendo in pericolo la stabilità della tua famiglia per un loro errore di calcolo… si può avere un carattere freddo, da imprenditore senza cuore ma, credimi, passeranno notti in cui sognerai tutte quelle persone che prima hai illuso e poi rovinato oppure, peggio, sfruttato per i tuoi sporchi affari e, sicuramente, non sarà un sogno dove tutti vi ritroverete al bar a brindare).

Pensaci bene, pesa ogni scelta ed analisi ed alla fine … tira le somme: essere dipendente oppure imprenditore? E se sceglierai la seconda opzione, anche qui studia bene che tipo di imprenditore vuoi essere!

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